Il Racconto del mese
riassunti tratti dal libro di don nicodemo delli:
"la festa dei santi"
Il culto dei Santi e delle Reliquie

La Parrocchia oltre al culto a San Quirico aggiunse nei secoli quello a S. Giulitta sua madre e poi quello ai Santi Valerio, Enea ed Onorio, che probabilmente furono martirizzati nel IV° secolo.

Il culto cristiano dei Santi propriamente detto ha inizio nel II° secolo e viene reso innanzitutto a coloro che sono stati in modo particolare simili a Cristo, sia nella loro vita con la predicazione e diffusione della Parola di Dio, come i Profeti e gli Apostoli, sia nella loro morte con la professione della verità della fede come i Martiri, che hanno “bevuto con Lui il calice”.
A poco a poco entrò dentro la Chiesa la consuetudine di celebrare l’anniversario della morte dei Martiri (dies natalis), giorno della nascita al cielo: i pagani celebravano il giorno della nascita dei loro defunti, i cristiani il giorno della loro morte.

L’invocazione dei Santi, per ottenerne la protezione, cominciò verso la metà del III secolo. La fede nella loro intercessione trovò la sua espressione nelle iscrizioni tombali delle catacombe, nelle liturgie, negli atti dei Martiri e nelle Litanie dei Santi.

Nel medioevo il loro culto e la loro invocazione ebbero un grande sviluppo. La polemica protestante rimproverò però alla pietà cattolica, l’aver favorito la più grossolana superstizione ed il feticismo pagano e forse ciò fu anche a causa delle reliquie dei Santi stessi.
Con il termine reliquia la Chiesa Cattolica ha sempre inteso i corpi dei medesimi, conservati interi od in parte. In senso lato vengono annoverati tra le reliquie anche gli oggetti di cui i Santi si sono serviti durante la loro vita e che sono stati in contatto fisico della loro persona, come i vestiti, i libri, le loro case e gli utensili.

Talvolta si introdussero alcuni abusi e poiché il devoto desiderio di possedere reliquie autentiche non poteva essere sempre soddisfatto, non deve stupire se fu fatto ricorso a falsificazioni.

La Famiglia Del Vigna.

Il primo corpo santo che arrivò a Capalle fu quello di S. Valerio martire nell’anno 1662; quello di S. Enea arrivò nell’anno 1663, mentre una reliquia insigne di S. Onorio giunse nel 1666.
Tutte queste reliquie furono fatte venire da Roma dal Sig. canonico Carlo Del Vigna.

Questa famiglia ebbe origine in Ferrara dove un ramo del casato esisteva ancora nel secolo XIX° ed ebbe l’onorificenza di conte … e furono del partito guelfo.

Ottenendo grandi guadagni con l’attività di cambio, la famiglia si inserì nella vita politica partecipando alla gestione della Repubblica.
Nel 1590 Lorenzo e Niccolò risultavano possessori di un mulino sul Bisenzio a S. Stefano in Campi, nonché di vari poderi nel popolo di Capalle ed oltre il palazzo in piazza Palagione di fronte alla Chiesa, anche della Villa Sarri a Fornello.
Ai fini della nostra storia interessa Carlo di Lorenzo D’Andrea del Vigna Prosperi, coadiutore d’Antonio Gondi suo cugino, eletto canonico nel 1638 e per la cui morte succedette in questo anno.
Egli fece venire le reliquie dei Santi a Capalle.
Nella Chiesa, allora Prioria, fece restaurare l’altare maggiore dove furono collocati i resti dei Santi e fece fare un paliotto in legno dipinto, su cui si leggeva

” [Tu che] entri in questo tempio davanti alle ossa dei Santi martiri Valerio ed Enea, prima abbandona i desideri della carne affinché tu sia cambiato in meglio [dal Signore] e dopo, parimenti, innalza preghiere per un qualche aiuto di Dio, per Carlo Vigna canonico fiorentino che raccolse amorevolmente i loro corpi sotto questo altare” (tradotto dal Latino)

Possedendo il palazzo di fronte alla Chiesa, la famiglia Del Vigna sentiva quest’ultima come sua ed a proprie spese a volte effettuava interventi di abbellimento e qualche altro lavoretto necessario.

In data 5 agosto 1725 con atto rogato, Ser Giovanni Pecorini istituì erede universale lo Spedale di San Matteo, con l’obbligo al medesimo di far celebrare ogni anno in perpetuo, nella Chiesa di S. Quirico a Capalle, la festa della traslazione delle reliquie che sono sotto l’altare maggiore del Crocifisso della Chiesa medesima.

il 28 aprile 1729 lo Spedale suddetto … entrò in possesso della eredità del Vigna

In conseguenza di tali possessi, lo Spedale di San Matteo pagava sempre ogni anno alla Chiesa di S. Quirico a Capalle la somma di lire 40 e 80 centesimi per fare la festa delle reliquie. La festa acquistò ulteriore solennità e risonanza.

Nuove sistemazioni delle reliquie e affrancatura dell’Arcispedale

Francesco Gaetano Incontri, … tra gli arcivescovi fiorentini fu il parroco più assiduo di Capalle.
Libero dalle cose della Diocesi, vi si recava con una vettura presa a prestito ed affrontava il freddo d’inverno del Palagio contentandosi di un mannello di fascine.
Attese in modo decisivo all’abbellimento della chiesa e nel 1749 iniziò dall’altare maggiore: centro ed oggetto del culto principale.
… Un cancelletto di legno dorato di squisita fattura chiudeva il vano dove furono alloggiate le reliquie dei Santi.
… Il 23 settembre 1749 mons. Incontri aveva decorata la pieve con il titolo di Propositura.

Nel secolo XIX, da parte di Mons. Limberti, vescovo dal 1856 al 1874, dato che le originarie autentiche del secolo XVII furono perdute, fu proceduto ad una nuova ricognizione sui resti mortali ed all’applicazione di nuovi sigilli sulle urne, che sono tutt’ora visibili.
… La storia segue il suo corso, per cui l’obbligo di finanziamento della festa, insieme a tanti altri facenti carico all’Arcispedale di Santa Maria Nuova (succeduto al soppresso Spedale di S. Matteo), furono ritenuti come situazioni anacronistiche … Fu stipulato un atto in data 3 febbraio 1874 tra Mons. Arcivescovo di Firenze e il Signor Cav. Sartori, regio impiegato, .. per cui la Chiesa fu inscritta nel Gran Libro del debito Pubblico del regno d’Italia per una rendita annua di lire 45, con godimento dal 1 Aprile 1874.
Negli anni successivi si rinvengono nell’Archivio Arcivescovile le ricevute del Sig. Vicario Preposto della Chiesa parrocchiale dei SS. Quirico e Giulitta a Capalle, relative alla riscossione della rendita per la “Festa della traslazione delle reliquie”.
Dopo pochi anni di questo contributo se ne perdono le tracce.

Festa popolare dei capallesi

Con la fine delle entrate, la festa rimane affidata alla pietà dei fedeli e si trasformò in festa di popolo con bancarelle, venditori ed altre attrazioni.

Risulta a memoria degli anziani che la Festa dei Santi si era trasformata in una grande e chiassosa confusione.
… La festa di nuovo decadde, i Santi rimasero sempre più confinati anche a causa di ulteriori lavori e successive modifiche all’altare maggiore della chiesa, senza un proprio alloggiamento.
Attualmente le reliquie sono conservate in un vano a muro nel presbiterio, alla destra dell’altare maggiore, riccamente decorato, consono alla loro dignità di Martiri e vengono esposte alla venerazione dei fedeli l’ultima domenica di Aprile con una solenne festa.
E la celebrazione di quest’ultima dipende ormai completamente dalla pietà dei fedeli di Capalle.

Le parole di Mons. Celso Calzolai

Era stata stabilita la festa della Traslazione delle Reliquie l’ultima domenica di Aprile.
Col tempo la devozione dei capallesi ha intessuto delle celebrazioni che superano quella religiosa e che si riflettono anche nel linguaggio e nei costumi locali.
Ai tre Martiri è stata applicata una simbologia: il sole, il vento e l’acqua: condizioni atmosferiche consuete al volgere del mese d’Aprile.
Nel giorno della Festa i tre Santi farebbero una disputa per determinare la prevalenza di uno di loro: perciò un anno soffia il vento, poi la pioggia e così di seguito. Il paese si rivestiva di quel folklore che anima ogni Kermesse paesana: bancherelle di ogni genere, in particolare di dolciumi casalinghi …
Tutti gli abitanti dei dintorni, anche remoti, si danno appuntamento a Capalle …